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| La boxe - Storia |
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Storia - Le basi del regolamento Il pugilato, o boxe, dall’inglese boxing, è uno sport che affonda le sue origini nell’antichità. Nei graffiti preistorici del III millennio avanti Cristo è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà della Mesopotamia e dell'Antico Egitto. Anche nell’epica sumera si possono ritrovare incontri (ancora selvaggi e sregolati) di pugili e lottatori. In Egitto, gli incontri di lotta erano particolarmente apprezzati anche dai faraoni e le tecniche, sempre in evoluzione, sono ben rappresentate in molti dipinti murali tra cui le 400 immagini di combattimenti corpo a corpo dei muri del tempio di BEN HASAN risalenti al 2000 a.C.. Le prime testimonianze del pugilato come sport vero e proprio si hanno nell’Iliade di Omero, inoltre in Grecia questo sport era considerato un’attività completa e che univa una mente attenta ad un corpo sano e robusto: per questo motivo tale disciplina venne inclusa nel 668 a.C. tra i giochi Olimpici antichi. Gli atleti greci cominciarono a proteggersi le mani con dei guantini chiamati HIMANTES che vedranno una loro evoluzione nel corso degli anni. Inizialmente erano formati da semplici strisce di cuoio (lunghezza all'incirca di 4 metri) arrotolate attorno ai polsi e alle nocche delle dita, si cercava di evitare danni eccessivi al volto e alle dita dei contendenti. Più avanti le strisce di cuoio vennero sostituite da vimini per fare cesti, con borchie di ferro, oppure da cuoio trattato apposta per essere tagliente. A volte le strisce di cuoio erano rinforzate da placche di piombo. I criteri per l'assegnazione di una vittoria erano differenti da quelli utilizzati oggi, basti solo pensare che non esistevano categorie di peso, quindi i combattimenti erano riservati a taglie alquanto elevate e soprattutto i risultati si rivelavano spesso tragici visti i molti casi di decessi e lesioni gravi. Gli incontri non avevano un termine, proseguivano fino a che uno dei due sfidanti non si arrendeva. Molto spesso capitava che un pugile infierisse senza pietà nei confronti dell'altro nonostante che questo fosse caduto a terra. Tale sport è ricorrente anche nelle culture etrusche e romane, dove le gravi ferite o la eventuale morte del perdente era accettata non come atto i malvagità, ma semplicemente come dimostrazione di superiorità tecnica. Nel medioevo pochissime città continuano ad organizzare seri incontri di boxe. Per anni questo sport rimane senza regole e resta semplicemente un modo aggressivo di dimostrare la propria superiorità. Fino al XVIII secolo la boxe non riesce a trovare qualcuno in grado di renderla uno sport e non solo un combattimento cruento. Nel 1700 James Figg classificò il pugilato come una disciplina in cui è più importante difendersi che attaccare, e lo stesso Figg, nel 1719, si autodichiarò campione di boxe, non trovando nessuno che avesse il coraggio di gareggiare con lui. Questo pugile coniò l’espressione tutt’ora usata “noble art”. All’ora la boxe non aveva ancora regole precise: i colpi erano tirati a volte a martello, dall’alto verso il basso, non esisteva un vero e proprio ring, nessuna regole tutelava l’incolumità degli sfidanti, i combattimenti si svolgevano a mani nude, senza interruzioni e senza limiti di tempo. Figg, ritiratosi dalla carriera di pugile, fonda un’accademia per l’insegnamento della “nobile arte” gettando le basi della boxe moderna. Nello stesso secolo, però, cominciano a notarsi le prime regole decise da una sorta di successore di Figg: il suo nome era Jack Broughton , e le sue regole includevano l'identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugilatore, l'identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati e cioè: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura. Era inoltre prevista la sospensione dell'incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori erano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto. Non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Il motivo per cui queste regole sono state accolte di buon grado è che il pugilato era allora molto legato alle scommesse: e senza un criterio preciso era a volte difficile stabilire con certezza il vincitore, il che scatenava anche reazioni violente tra gli spettatori. Queste innovazioni erano comunque molto lontane da quello che è lo sport attuale: c’era molta libertà di colpi e, come già accennato, non vi era un limite al numero di riprese. Sempre nel XVIII secolo, questo regolamento venne modificato, aggiungendo norme per la sicurezza dei giocatori: guantoni, categorie di peso… Il numero di riprese era variabile, e veniva a volte contrattato direttamente tra i pugili: l’arbitro però poteva protrarre il combattimento finché uno dei due giocatori si fosse dimostrato inferiore all’altro. Nel 1825 si svolse il primo incontro tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un'invasione di campo da parte della folla, la fuga dell'arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli spettatori. L'ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi. Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno. Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'atro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese che veniva lasciato alla contrattazione tra i pugili. Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell'incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti. Nel frattempo il pugilato entrò a far parte degli sport olimpici, con la limitazione ai soli atleti dilettanti, lasciando i professionisti a disputare i titoli internazionali. Nel corso degli anni successivi il regolamento è stato ancora modificato, per una maggiore tutela dei combattenti. Negli anni settanta si è poi assisto alla nascita di numerose associazioni ed enti pugilistici. In questo periodo anche a livello mondiale è cambiata la situazione con la nascita di altre associazioni, oltre a quella fino ad allora che aveva gestito e riconosciuto gli incontri e titoli internazionali, la WBC (World Boxing Council). Con la spaccatura in seno alla WBC e la nascita di altre associazioni mondiali, con propri titoli, ha complicato la situazione creando confusione tra gli appassionati di questo sport. |




