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Manfredi - Purgatorio Canto 3° |
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Dal peccato alla penitenza
Manfredi di Svevia appartiene alla storia recente: è morto nel 1266 solo un anno prima della nascita di Dante; è stato famoso per la sua bellezza, per la sua nobiltà e il suo coraggio, ma anche perla sua miscredenza e per la ferocia con la quaie aveva compiuto terribili misfatti, La leggenda diceva che si fosse pentito, appellandosi a Dio nella feroce battaglia di Benevento, nella quale trovo la morte. Egli è il primo degli spiriti salvati, che Dante incontra nell' Antipurgatorio e rivela subito una diversità sostanziaie nei confronti delie anime dannate. Anche in lui le doti naturali, umane, che hanno costituito la dignità della sua persona restano evidenti: indimenticabile la nobile immagine del cavaliere biondo... bello, di gentile aspetto. Egli pronuncia il proprio nome (io son Manfredi) sapendo che questo basta a rinnovare nel pellegrino la sua fama; ancora mostra attaccamento e orgoglio per la sua nobile stirpe, anche se non nomina il padre eretico - Federico ll - ma l'ava Costanza, beata in Paradiso. Ma da quando ha acquistato coscienza del proprio peccato e ha scoperto la forza dell'amore attraverso la misericordia di Dio, egli è nato ad una nuova vita e puo guardare al passato con una prospettiva diversa. Non è fissato per sempre nella sua tracotanza come i dannati; il suo spirito è in evoluzione verso la libertà. Di qui l'umiltà con la quale ridimensiona la superbia e il valore umano, la mansuetudine con la quale accetta la propria pena, la speranza che addolcisce la sua aspettativa. Perciò anche la violenza operata e subita si smorza nel sorriso, anche la malinconia per il suo corpo abbandonato e insepolto si attutisce. Egli è più severo con se stesso che con la Chiesa, che lo ha perseguitato: nessuna ingiustizia umana puo offenderlo da quando si è affidato aila giustizia divina.
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